Come svalutare un credito.

Può accadere che alcuni clienti si trovino in serie difficoltà e sia in dubbio l’incasso parziale o totale di un credito. Tale fatto, per il principio della prudenza e della competenza economica, deve essere rilevato in contabilità.

Risulta quindi non corretto stralciare il credito, proprio per l’incertezza connessa al buon esito dell’incasso.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata svalutazione di un credito può comportare la condanna per il reato di “falso in bilancio”(art. 2621 c.c.).

In questo frangente si ricorre a due possibili soluzioni:
Il FONDO SVALUTAZIONE CREDITI: che accoglie, nella sezione avere, la quota parte di crediti, nei confronti di clienti ben individuati, che si pensa di non poter incassare.
Il FONDO RISCHI SU CREDITI: che accoglie, nella sezione avere, la quota parte di crediti, nei confronti di clienti generici e non ben individuati, che si pensa di non poter incassare.

La gestione dei crediti commerciali è dunque un passaggio delicato per ogni bilancio d’esercizio.
Questa criticità nasce da due fattori:

  • Il primo attiene alla difficoltà di disporre di valutazioni attendibili e corrette sull’esigibilità dei crediti.
  • Il secondo riguarda la tentazione di fare politica di bilancio.

Dunque quali difficoltà può incontrare una piccola azienda nella gestione corretta del credito in fase di bilancio?

Le aziende più strutturate hanno da tempo inserito nell’organizzazione la funzione del Credit Management, al fine di analizzare e gestire i crediti che vengono concessi.

Nelle imprese meno strutturate questa funzione non è svolta da figure dedicate ma dallo stesso imprenditore, il quale spesso gestisce questa attività come una parte connessa all’attività di vendita.

Quando le aziende lavorano con incassi “non a vista”, la gestione del credito e le valutazioni relative alla solvibilità così come il rispetto delle scadenze, sono di importanza cruciale. Lo stesso ragionamento può essere esteso agli studi professionali.

L’esperienza ci insegna che spesso le piccole imprese esternalizzano la gestione dei crediti affidandola ad un avvocato ma solo nel momento in cui il credito risulta chiaramente inesigibile. Questa prassi ha conseguenze anche sulle valutazioni relative al bilancio, poiché in assenza di una corretta analisi anche temporale dei crediti vedrà necessariamente produrre delle scritture contabili basate sugli importi nominali.

In quindici anni di esperienza ho visto che il più delle volte i clienti dei quali sono consulente non sono particolarmente interessati agli aspetti applicativi dei fondamenti contabili, ma sono piuttosto reattivi rispetto agli insoluti.
Ciò determina che il rischio di credito venga percepito in modo blando addirittura sottovalutato, sino a che non produce esiti concreti e potenzialmente pericolosi per l’azienda.
Da qui il ricorso a professionisti esterni, i quali vengono attivati quando però le uova nel paniere sono già state rotte.
Questo comportamento produce scarse soddisfazioni dal punto di vista del recupero, così come la via giudiziale è un procedimento lungo, poco fruttuoso e molto costoso.

La gestione proattiva.
Personalmente suggerisco sempre una gestione preventiva e proattiva dei crediti. Infatti dove i debitori poco solvibili vengono individuati in tempo utile, valutando puntualmente la rischiosità delle dilazioni monitorate, l’azienda disporrà di una serie di opzioni più ampia aumentando così la possibilità di un recupero monetario soddisfacente.

Un esempio.
Prendiamo il caso di fatture emesse a Gennaio con pagamento a 60 giorni.
Se a fine giugno il cliente non ha saldato il proprio debito una buona prassi suggerisce di valutare se concedergli nuove forniture.
In assenza di un sistematico controllo sui crediti commerciali, può accadere che il cliente a tutti gli effetti da considerare un “cattivo pagatore”, venga servito nuovamente dalla nostra azienda, unendo incrementando così il rischio di credito e l’esposizione del cliente verso di noi.

Dove si decida di concedere una “dilazione”, deve essere chiaro che con questa scelta si sceglie anche di fare da “banca” al cliente, accollandosi gli stessi rischi di un istituto di credito senza averne le competenze e gli strumenti di controllo e salvaguardia.

La gestione proattiva del credito si sostanzia in una maggiore attenzione a quei crediti che non sono ancora inesigibili ma che evidenziano alcune criticità nel pagamento rispetto ai termini contrattuali.

Giocare d’anticipo aumenta le possibilità di prevenire o comunque recuperare il credito.

Può sembrare ovvio, ma in questo ambito, molto più che in altri, “prevenire è meglio che curare”. Costruire un piano di dilazione con un cliente in difficoltà ma ancora solvibile è meglio che attendere il peggio e dover assumere rimedi estremi come decreti ingiuntivi e precetti, procedure tanto lunghe e costose quanto scarsamente produttive.

Se desideri ulteriori informazioni puoi contattarmi compilando la form

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